Io credo che il momento che viviamo sia due volte complesso, non solo per la pandemia in corso ma perché dietro le misure di contenimento vedo una società tristemente alla deriva. Una società che non è più fatta di luoghi di lavoro, di incontri e di contatti, ma una società priva di ogni tipo di relazione, per quanto fragile, si possa pensare di intraprendere.

Vorrei sapere dove stiamo andando e perché sia questo il momento di stringere così tanto: ci vedo tanto di politico e così poca responsabilità sociale nelle scelte del governo. Ci vedo un occhio strizzato alla Lombardia e un grande abbraccio a Confindustria. E vedo anche il tentativo di ridurre al minimo le occasioni di incontro e se vogliamo anche di confronto. Bisogna stare attenti certo: mantenere le distanze, sicuramente.

Il mio problema però è che queste distanze diventino alla lunga troppo pesanti per permettere alle relazioni, ai contatti, ai rapporti umani di tornare ad essere come erano. Non so se domani avremo la stessa considerazione per chi lavora con noi ogni giorno da anni e non so fino a che punto ci interesserà partecipare: se la paura di ammalarsi prenderà il sopravvento la vedo molto complicata. E se non ti vedo mai e non condividiamo sensazioni, perché dovrei interessarmi a te. Tu di me ti interessi? Vedo molto complicato tornare a lavoro, continuo a pensare che chiudere le fabbriche avrebbe dovuto essere la prima e non l’ultima cosa da fare.
Se è vero che siamo tutti un po’ più soli e anche vero che qualcuno è più solo di altri, qualcuno più debole, qualcuno molto ma molto più povero e se non si parte dagli ultimi non credo si possa mai evolvere, essere uguali, avere un futuro dignitoso.