Originali sì, ma non per forza

Un interessante punto di vista, quello di Diegoli che nel suo [mini]marketing ci invita a riflettere su alcuni aspetti dell’advertising.  E in particolare, citando un articolo tratto da The Drum, si riferisce a quei creativi che forzano un po’ la mano, cercando di voler essere originali senza riuscirci o senza realizzare nulla di veramente originale.

Una corsa affannosa a ricercare l’originalità che si perde perché online, anche i tentativi di essere creativi senza riuscirci si vedono.

E online si intravedono purtroppo anche i “tentativi di”, anche ciò che è raffazzonato e improvvisato. Non sempre infatti l’essere creativi vuol dire originalità.

Comunicare è anche un insieme di fattori, di cui l’originalità è un elemento.  Essere originali, ci racconta Diegoli, non è sempre legato a grandi colpi di genio, soprattutto nel digitale. Si può in poche parole mettere in piedi microsegmenti, senza complicare:

“E quindi possiamo usare la micro creatività digitale, step by step, micro segmento dopo microsegmento, senza inutili complicazioni, in modo “creativo” in modalità etimologica stretta (potrebbe essere perfino automatizzato, orrore!), per risuonare nella testa dell’utente, ritagliarci quel minimo di attenzione possibile, parlandogli di lui, e non del benefit, tantomeno del prodotto. Non subito.”

E per far questo si può e forse si deve coinvolgere il cliente un po’ per volta. Si può e forse si deve andare piano, passo dopo passo, in modo che il cliente possa sentire che ci siamo, che siamo presenti, che lo guidiamo all’acquisto.

Non sempre è necessario essere i più originali. Si può essere originali, senza rincorrere a tutti i costi l’originalità.

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