Fantozzi Ragionier Ugo

“Ho perso sempre tutto: due guerre mondiali, un impero coloniale, otto – dico otto! – campionati mondiali di calcio consecutivi, capacità d’acquisto della lira, fiducia in chi mi governa… e la testa, per un mostr… per una donna come te.”

Paolo Villaggio aveva saputo descrivere alla perfezione la parabola degli ultimi, dei perdenti, di quelli che si trovano costretti ogni giorno a vedersi superati dai mediocri, quelli che si adeguano al potere, che leccano dove e come serve, che sono perennemente entusiasti di tutto, che non si assumono le responsabilità, che dicono “è colpa di tutti” perché così non è colpa di nessuno. Perdenti solo in apparenza. Vincenti nella vita di ogni giorno, sul riscatto a lunga gittata, come dire.

Fantozzi è quello costretto in un angolo da cui non riesce a uscire, se non nei sogni più mostruosamente proibiti, quello che arriva a un soffio dalla meta e quando arriva è talmente distrutto da risultare poco credibile. Fantozzi è quello a cui nessuno crede, ma che alla fine cerca e forse trova, un riscatto che fatica ad arrivare, perché quando lui si avvicina, questo si allontana. Fantozzi era ma è ancora, molto di più della metafora dell’impiegato, era ed è la metafora di un modo di essere, di vivere e forse di esistere.

Contro le continue umiliazioni che è costretto a subire, solo perché non fa parte della cerchia dei “vincenti”, solo perché non è e non sarà mai uno di loro, ma per sempre se stesso, con i suoi limiti, le sue difficoltà, le sue poche certezze. E la sua inconfondibile quanto vincente umanità, qualità che ribadiva nel suo inconfondibile “Come è umano lei !!!!!?”

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