Un problema di comunicazione

Quando si comunica è importante considerare il pubblico, coglierne il linguaggio, essere consapevoli a posteriori e con il senno del poi, che non è il pubblico a non capire, ma siamo noi che non ci stiamo spiegando.

Condivido il parere di Annamaria Testa, esperta in comunicazione, che ha così ben descritto nell’articolo, l’annoso problema del pensare  “c’è un problema di comunicazione”.

È vero, non esiste un problema di comunicazione o meglio non dipende da qualcosa di indefinito nel momento in cui si cerca di comunicare, ma se mai è un problema legato ai contenuti e al modo in cui si trasmettono: ci sono contenuti che lasciano a desiderare comunicati molto bene e contenuti comunicati male, ma di valore.

La mia riflessione parte proprio da questo articolo: per comunicare bene è importante uscire dalla logica del “Non mi hanno capito” ed entrare nell’idea del “Non mi sono spiegato”, che vuol dire “non sono riuscito a cogliere il linguaggio, l’interesse, la curiosità del mio pubblico”.

Qualcosa nel meccanismo si è inceppato, forse rotto e non è stato possibile arrivare al punto. Ho sbandato perché non sono stato abbastanza efficace.

Mai dimenticare il pubblico quando si comunica, mai. Il primo segnale di una comunicazione efficace è proprio usare un linguaggio semplice ma soprattutto comprensibile ai nostri interlocutori. Lo dovrebbero sapere bene i politici ma probabilmente non lo sanno tutti, dal momento che la strategia politica più efficace dovrebbe basarsi proprio sulla capacità di empatia che si instaura con l’elettorato che vorrebbero conquistare: un’abilità di cavalcare l’onda emotiva che non può poi essere tradita nel post-elezioni.

 

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